L’inferiorità Mentale Della Donna: tra sessismo e antropologia razziale

Uno spettacolo travolgente, satirico, vitale, quello che Veronica Pivetti ha portato dal 13 al 16 marzo 2025 al Teatro Carcano di Milano: L’inferiorità Mentale Della Donna. Sul palco insieme a lei, un artista poliedrico: Anselmo Luisi, body percussionista. Colpisce il suo linguaggio musicale, ritmico e corporeo.
Un viaggio pieno di ironia che attraversa il pensiero “scientifico” e non solo, della cultura maschilista nel corso delle epoche.
Davvero leggero, come possono essere solo le opere che nascono da una conoscenza profonda degli abissi. Che ci mostrano come la scienza condotta da uomini non sia stata libera ma piuttosto, condizionata da fattori morali e sociali volti ad escludere la donna dal ruolo sociale.
Perno è l’opera di Paul Julius Möbius, illustre scienziato e neurologo tedesco (1853 – 1907), pubblicata nel 1900 dal titolo: L’inferiorità Mentale Della Donna. L’opera fu scritta nell’ambito di un dibattito in Germania sulla possibilità di aprire la facoltà di medicina alle donne.
Stratificazioni culturali tra sessismo e antropologia razziale
Irene Pivetti sembra uscita da un quadro di Toulouse Lautrec con il suo cappello scuro, il gonnellone longet, gli stivaletti neri. Declama, tra passi di danza, intonazioni e atteggiamenti da “dotti, medici e sapienti”, le dimostrazioni scientifiche di questo illustre scienziato. Da lui fatte partendo dalle misurazioni e dal peso dei crani visibilmente inferiori nelle donne. Naturalmente negando che nella sua dimostrazione vi fosse un implicito giudizio di valore.
Moebius non fu l’unico per la verità a decretare l’inferiorità della donna al punto da non renderla neanche degna di appartenere al genere umano. Erano tanti tra cui anche il nostro caro antropologo, medico e criminologo Cesare Lombroso.
L’inferiorità Mentale Della Donna: frasi “celebri”
Si dovrà parlare di generi umani, asserisce infatti il grande luminare Moebius e continua: “il comportamento della donna appare infatti patologico se comparato a quello dell’uomo, paragonabile a quello dei negri rispetto a quello degli europei”. Oppure: “la natura vuole dalla donna, amore e dedizione materna”.
O ancora: “l’istinto rende la donna somigliante alle bestie”. “Le donne, prese nell’insieme, sono veramente deficienti rispetto agli uomini”. E a fondamento scientifico ulteriore prende un vecchio proverbio, laureato dalla saggezza popolare: “Capelli lunghi, cervello corto”.
Il pubblico la segue, ammaliato, come i bambini il Pifferaio di Hamelin. E così si arriva al fiume torbido, a quella stanza degli specchi di stratificazioni culturali che hanno contribuito a segregare la donna, a renderla invisibile, mortificandone spirito e intelligenza relegandola solo al ruolo di procreatrice o angelo del focolare.
L’inferiorità Mentale Della Donna quanto resta oggi di quella convinzione
Non solo “trattati scientifici”, ma anche canzoni vecchie e nuove che canticchiamo con piacere senza renderci conto delle trappole verbali e per l’immaginazione che contengono: Ti amo, Voglio una donna, Ti pretendo, Malafemmina, Sei bellissima.
Per arrivare ai testi di sentenze per processi di stupro, violenza, femminicidi dove la donna viene vittimizzata una seconda volta.
Più volte su queste pagine abbiamo parlato del Teatro Carcano come osservatorio urgente e necessario per la condizione della donna e il Global Gender Gap.
Se la direzione artistica è tutta al femminile, Lella Costa, Serena Sinigaglia, Mariangela Pitturru, la riflessione e lo scambio sulla parità di genere, vuole coinvolgere cittadini e cittadine per un futuro migliore per tutti.
L’inferiorità Mentale Della Donna pur divertendo moltissimo, offre infatti uno spazio di riflessione collettiva.