Dalla Bce a Sondrio: la settimana delle operazioni bancarie in Europa

Continua a tremare la terra del settore bancario, e anche questa settimana le scosse sono più forti in Italia che in Europa, con lo Stivale che, stante una situazione interna molto viva, non indietreggia nemmeno sul fronte delle conquiste internazionali.
Negli ultimi giorni sono arrivate delle dichiarazioni da parte della presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, più che esemplificative di un equilibrio politico delicato. Da un lato infatti Lagarde ribadisce il supporto della stessa Bce alla possibilità che Unicredit acquisisca una partecipazione significativa in Commerzbank, dimostrando un’apertura verso l’integrazione di banche europee per competere a livello globale; dall’altro, però, lascia trapelare una certa preoccupazione sui rischi derivanti dalla creazione di un colosso bancario europeo, come se questo rievocasse antichi timori legati alla possibilità di crisi troppo grandi per essere gestite da un sistema di salvataggio europeo, specie in un contesto dove la stabilità finanziaria è già sotto pressione.
Le dichiarazioni di Lagarde rispecchiano anche l’attuale tensione politico-finanziaria che c’è in Germania, dove la resistenza a una fusione come quella tra Unicredit e Commerzbank è forte, ma non vi è un altrettanto forte centro di potere politico a fronteggiare la cordata italiana.
Torna così centrale nel dibattito comunitario il tema del “too big to fail”, volendosi evitare che il sistema bancario europeo finisca per concentrarsi troppo, al fine di non creare una banca “troppo grande per fallire”, che potrebbe – di nuovo – mettere a repentaglio l’intero sistema in caso di difficoltà.
Orcel
Nel frattempo Orcel è tornato alla carica anche in merito all’Ops su Banco Bpm, mostrando una certa apertura seppur condizionata da valutazioni precise concernenti le condizioni di mercato e di valore, e indicando inoltre da parte di UniCredit una forte attenzione al ritorno sull’investimento e alle implicazioni finanziarie dell’operazione: UniCredit quindi sta evidentemente puntando a una crescita strategica, ma con un occhio attento ai rischi e alle implicazioni a lungo termine.
Parallelamente, l’opa di Banco Bpm su Anima, autorizzata dalla Consob lo scorso 14 marzo, segna un momento cruciale per la banca: questo passaggio è decisivo infatti non solo per il futuro di Banco Bpm, ma anche per l’intero panorama bancario italiano, in particolare per le implicazioni che ciò avrà su altre operazioni strategiche, come l’offerta di UniCredit su Banco Bpm e quella di Mps su Mediobanca.
Dal punto di vista dell’esito, l’opa su Anima appare come una delle operazioni meno rischiose; tuttavia la sua importanza non risiede tanto nei numeri immediati, ma nelle ripercussioni strategiche che la stessa avrà: si capisce cioè che se l’offerta di Banco Bpm andrà a buon fine, e otterrà almeno il 67% delle azioni di Anima, la banca potrà rafforzare significativamente la propria posizione non solo nel comparto gestione del risparmio, ma anche nel suo futuro assetto e nelle sue alleanze.
Pertanto, con il 9% di capitale e voti in mano grazie all’acquisizione di Anima, Banco Bpm si posizionerebbe in modo più potente e influente all’assemblea di Monte dei Paschi di Siena prevista nelle prossime settimane, con la possibilità di giocare un ruolo chiave nelle future dinamiche tra i principali attori del sistema bancario italiano.
MPS
Per quanto riguarda proprio MPS, l’opa su Mediobanca, non è una novità, rappresenta una mossa strategica che potrebbe ridisegnare completamente il panorama bancario italiano. Suona però nuovo quanto affermato dall’amministratore delegato della stessa MPS, Luigi Lovaglio, il quale ha sottolineato che Generali, pur essendo il principale azionista di Mediobanca con una quota del 13%, non è cruciale per il successo dell’operazione, insistendo sul fatto che questa avverrebbe principalmente come un progetto industriale, con un focus sul consolidamento del settore bancario.
Infine,l’operazione di Bper Banca sulla Popolare di Sondrio è una mossa strategica che mira a creare una realtà bancaria più forte che sia radicata nei territori e vicina alle esigenze di famiglie e imprese, in piena continuità con le volontà programmatiche del Ministero dell’Economia.
Gianni Franco Papa, CEO di Bper, ha delineato una visione chiara di come l’operazione possa rafforzare il gruppo e contribuire alla sua crescita, nonostante la sfida di un margine di interesse in flessione.
Rispetto alla preoccupazione di un possibile svuotamento a seguito della fusione, Papa ha chiarito che Bper non intende acquistare una banca per poi indebolirla, ma che, al contrario, la fusione mira a dare vita a un gruppo più forte, che possa affrontare un mercato bancario sempre più competitivo, con rassicurazioni anche dal punto di vista occupazionale.
Resta allora da capire, in questo panorama colmo di continue scosse d’assestamento, quando arriverà il primo vero colpo che innescherà l’effetto domino.