L’Automotive crolla sotto Trump II

Che il settore automobilistico fosse in crisi lo sapevamo già, ce l’ha mostrato la Germania con la sua profonda instabilità economica e politica, a tratti quasi irrimediabile. Ora è arrivato il momento del conto alla rovescia, il momento in cui il Maga agiterà per bene la sua bacchetta: dalla prossima settimana l’America lancerà i tanto temuti dazi.
Secondo quanto previsto, il 2 aprile le importazioni di veicoli finiti stranieri verranno tassate al 25% e poi dal 3 aprile e dal 3 maggio saranno colpiti anche i singoli componenti automobilistici stranieri, per un profitto di 100 miliardi di dollari all’anno. Un appuntamento dell’agenda politica statunitense che mira a rafforzare l’industria manifatturiera e l’economia interna con l’obiettivo di lungo termine di ridurre la dipendenza dalle importazioni nel settore automobilistico.
Dopo l’annuncio di mercoledì di voler proseguire con le ritorsioni commerciali, alcune delle più grandi case automobilistiche mondiali hanno chiuso in rosso. General Motors ha registrato un calo del 6,6%, mentre la perdita di terreno di Ford e Stellantis si aggira rispettivamente intorno al 3,1% e al 2,9%.
Si prospetta una vera e propria guerra commerciale a cui l’Europa sembra essere intenzionata a rispondere in maniera decisa, mettendo al primo posto la tutela delle proprie imprese e dei propri lavoratori.
Nè vincitori, né vinti in Europa
Tutti i mercati continuano a sperare nel giorno che il Presidente statunitense Donald Trump ha definito “il giorno della liberazione”, affinché le misure annunciate siano più indulgenti, se non altro. Consumatori e colossi dell’automotive continuano perciò a rimanere cauti.
La preoccupazione italiana più grande arriva dall’ISTAT che ha dichiarato che a pagare il costo più alto sarebbero le 23mila aziende più vulnerabili alla domanda estera. Secondo l’Associazione Automobile Manifatturiera Europea, le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono scese a 963.540 unità rispetto all’anno precedente. Un calo del 3,1% che sembrerebbe non aver colpito, però, tutti i paesi europei allo stesso modo.
La Spagna si mantiene in asse con una crescita nelle vendite, una flessione del 61% nei veicoli elettrici, mentre in Germania la situazione è più critica a causa della transizione energetica che aveva già enormemente abissato il settore automobilistico nazionale. Volkswagen, in particolare, sta lavorando per spostare la produzione in Messico, dove controlla lo stabilimento di Puebla che vende modelli come Jetta, Tiguan e Taos, tutti destinati all’export americano. Volvo, Mercedes-Benz, Hyundai sembrano essere intenzionate a fare lo stesso.
Le ritorsioni in Italia
Il mercato dell’automotive italiano non ha mai avuto come primo obiettivo l’export oltreoceano. Un elemento che in parte salva il Bel Paese dalle ritorsioni commerciali americane. Nonostante le aspettative più speranzose, però, è stata registrata una significativa impennata negativa nelle esportazioni: dai 74.731 veicoli venduti nel continente oltreoceano, si è scesi a quota 25.202 nei primi dieci mesi dell’anno. Un dato che suggerisce che i dazi prospettati per l’inizio del prossimo mese potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del Vecchio Continente.
I marchi che hanno risentito maggiormente di questa incursione tutta economica sono Alfa Romeo, ma anche Ferrari e Lamborghini che dipendono fortemente dal mercato nordamericano. A tal proposito Ferrari ha già annunciato un aumento del 10% dei prezzi di alcuni dei suoi modelli destinati agli USA mentre in generale, Fiat è la casa automobilistica italiana meno danneggiata dai dazi, con vendite minime nel continente a stelle e strisce.